waarom gedomesticeerde wilde dieren vaak geëuthanaseerd worden als ze niet terug kunnen naar het wild

05/04/2025
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Door : Teun de Vocht

Il destino degli animali selvatici domestici

Ogni anno, numerosi animali selvatici che vengono raccolti da privati cittadini, perdono la capacità di sopravvivere nel loro habitat naturale. Troppo abituati all’uomo, essi smarriscono i loro istinti di caccia, la loro diffidenza nei confronti dei predatori e le capacità di adattamento alla vita selvatica. Invece di offrire loro una seconda possibilità in cattività, la legge spesso impone una soluzione radicale: l’eutanasia. Questa situazione solleva questioni complesse che riguardano non solo l’ambito legale, ma anche imperativi ecologici e dilemmi etici: come bilanciare la protezione della fauna con la compassione per quegli esseri che sono diventati dipendenti dagli esseri umani?

Posso raccogliere un animale selvatico?

La risposta è affermativa per alcune specie, ma sotto rigorose condizioni, mentre è negativa per animali protetti, pericolosi o provenienti dalla fauna locale. In Francia, la detenzione di animali selvatici è disciplinata da diverse normative, tra cui il Codice dell’ambiente, che vieta la cattura, la detenzione e l’addomesticamento di animali selvatici senza autorizzazione. Un decreto dell’8 ottobre 2018 definisce le specie che possono essere detenute senza permesso e quelle che richiedono un certificato di competenza. La legislazione comprende anche animali feriti, che non devono essere tenuti in casa. In caso di necessità (uccelli caduti dal nido, ricci feriti, fauni isolati…), è fondamentale contattare un centro di recupero per la fauna selvatica e non manipolare troppo l’animale per evitare che si abitui all’uomo, fenomeno noto come imprinting.

Quali specie selvatiche posso legalmente possedere?

Diverse specie non domestiche possono essere detenute senza particolari formalità, come certi pesci d’acquario, rettili (gechi, tartarughe d’acqua non protette), alcuni uccelli e roditori esotici (pappagalli, porcellini d’India). Tra i casi particolari, possiamo citare: i mammiferi selvatici (volpi, scoiattoli, cervi, lupi, primati…) la cui detenzione è vietata, tranne in caso di autorizzazione; i rapaci (civette, gufo) la cui detenzione è strettamente regolamentata; e i serpenti velenosi, grandi rettili e felini che richiedono un Certificato di Capacità e strutture adeguate.

Perché gli animali addomesticati non possono tornare in libertà?

In Francia, le autorità ricorrono all’eutanasia per animali selvatici addomesticati o impregnati, in quanto essi non possono né essere rilasciati in natura né detenuti legalmente da privati senza una specifica autorizzazione. Questa politica si basa su vari motivi, tra cui: l’impossibilità di un ritorno alla natura. Un animale selvatico che è stato impregnato dall’uomo non sa più cacciare, sfuggire ai predatori o interagire correttamente con i suoi simili. Un comportamento alterato lo rende incapace di sopravvivere nel suo habitat naturale. Ad esempio, un volpe o un cinghiale cresciuto con l’uomo può diventare eccessivamente fiducioso, avvicinandosi agli esseri umani e aumentando il rischio di conflitti o incidenti.

La preservazione degli ecosistemi

Le autorità cercano di evitare la perturbazione delle catene alimentari e degli equilibri ecologici. Rilasciare un animale non adattato potrebbe introdurre una pressione ulteriore su altre specie. Un rapace nutrito dall’uomo, ad esempio, potrebbe perdere la capacità di cacciare, riducendo il suo ruolo nella regolazione delle popolazioni di piccoli mammiferi. Inoltre, il rischio di trasmissione di malattie è un altro fattore cruciale. Gli animali selvatici possono essere portatori di malattie trasmissibili all’uomo (zoonosi) o ad altri animali (epizootie), come la rabbia nei volpi o nei pipistrelli, la tubercolosi nei tassi o l’influenza aviaria negli uccelli. Un animale selvatico in cattività può anche accumulare parassiti interni ed esterni, che potrebbero contaminare altri animali durante un’eventuale reintroduzione.

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Perché gli animali selvatici addomesticati vengono eutanasizzati?

Per le ragioni menzionate precedentemente, la legge francese vieta ai privati di detenere animali selvatici senza autorizzazione. Se un privato trova un animale e lo tiene senza informare le autorità, si trova in una situazione di infrazione. Quando questi casi vengono segnalati, l’animale viene sequestrato dai servizi statali e spesso sottoposto a eutanasia. Questo avviene perché ci sono pochissimi centri di recupero specializzati, e quelli esistenti sono spesso saturi. D’altra parte, alcuni santuari rifiutano gli animali addomesticati per timore che possano nuocere a quelli che devono essere riabilitati per un ritorno in natura. Le autorità evocano anche questioni di sicurezza: un esemplare selvatico (cinghiale, volpe, rapace…) impregnato può diventare pericoloso man mano che cresce, anche se è stato allevato da esseri umani. Pertanto, se l’animale non può essere rilasciato o accolto in una struttura, l’amministrazione ricorre all’eutanasia.

Quali sono le alternative all’eutanasia?

L’eutanasia degli animali selvatici addomesticati deriva da un conflitto tra esigenze legali, ecologiche, sanitarie e di sicurezza. Sebbene spesso venga presentata come una soluzione inevitabile, questa pratica è sempre più contestata da associazioni per la protezione degli animali e da esperti di fauna selvatica. Diverse alternative vengono suggerite per evitare questa conseguenza devastante: la creazione di santuari specializzati offrirebbe uno spazio sicuro dove questi animali potrebbero vivere senza rappresentare un pericolo per la biodiversità o il pubblico. Tali strutture esistono già per alcune specie (lupi, primati, rapaci), ma sono insufficienti e con capacità di accoglienza limitate.

Valutazione caso per caso

Invece di una politica sistematica, una valutazione caso per caso permetterebbe di fornire soluzioni adeguate. Alcuni animali, pur essendo addomesticati, non presentano né pericoli né rischi ecologici significativi. In tale contesto, un collocamento in uno zoo, in un centro di recupero o presso un privato qualificato sarebbe possibile a determinate condizioni (sorveglianza veterinaria, strutture adeguate, divieto di riproduzione). In casi eccezionali, alcune persone che hanno accolto un animale selvatico e garantiscono il suo benessere potrebbero ricevere un permesso speciale per la detenzione. Questo approccio più flessibile nei confronti dei privati cittadini potrebbe evitare l’eutanasia in situazioni dove l’animale è ben integrato in una famiglia e non costituisce una minaccia.

Sensibilizzazione del pubblico

Piuttosto che gestire le conseguenze dell’imprinting degli animali selvatici, sarebbe utile agire in anticipo sensibilizzando il pubblico sui rischi e le responsabilità legate alla detenzione di animali selvatici. Campagne informative potrebbero ridurre le situazioni in cui i privati raccolgono animali senza comprenderne le implicazioni. Infine, la storia di Rillette, una cinghialetta raccolta da una allevatrice di cavalli, ha suscitato grande emozione in Francia. Divenuta parte integrante della famiglia, Rillette rischiava l’eutanasia se non fosse stata trasferita in un centro specializzato.

Una mobilitazione collettiva

Nonostante i tentativi infruttuosi di reintroduzione in natura, le autorità hanno mantenuto la loro posizione; tuttavia, dopo un riesame del caso, il prefetto ha finalmente regolarizzato la situazione di Rillette a condizione che venissero rispettate condizioni rigide, tra cui un monitoraggio veterinario rigoroso e la creazione di un recinto sicuro. Questo caso evidenzia le sfide legate alla detenzione di animali selvatici domestici in Francia e potrebbe segnare un cambiamento significativo, aprendo la strada a una riflessione sulle normative esistenti in materia.

Teun de Vocht

Teun de Vocht heeft een passie voor het creëren van een harmonieuze leefomgeving en deelt zijn enthousiasme in artikelen over huis, schoonmaak, decoratie en lifestyle. Zijn warme en uitnodigende schrijfstijl inspireert lezers om van hun huis een waar toevluchtsoord te maken.

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